Sentieri

La Val Calnègia... tra dirupi e pietraie

Il paesaggio maestoso e severo della Val Calnègia è profondamente segnato dalle forze naturali e dai cataclismi che l’hanno plasmato: il lento fluire dei ghiacciai, l’erosione idrica, i crolli catastrofici, e poi alluvioni, frane e valanghe. Da Puntíd, in cima alla cascata, la valle si sviluppa per circa tre km con un dislivello di soli 200 m. Incassata tra altissime pareti levigate dal ghiaccio, essa è sovrastata da cime impervie, che le tolgono il sole durante i mesi invernali.

Nella fascia non meno dirupata tra le pareti e le guglie si estendeva la corona degli alpeggi: Cazzana, Orsalietta, Orsalia, Formazzöö e Crosa. Pascoli esigui, sassosi e di difficile accesso, in particolare i primi due – definiti «da fame» – di appena otto, rispettivamente dieci diritti d’erba, che furono abbandonati già agli inizi del Novecento.

PUNTÍD

Superato il ripido scalino che da Foroglio conduce in cima alla cascata, si giunge al primo maggengo, appena oltre le belle (e pericolose!) vasche naturali che precedono il fragoroso salto. I prati falciati e le minuscole baite ben curate di Puntíd contrastano con l’ambiente selvaggio all’imbocco della Val Calnègia, sovrastata da minacciose pareti grigie. Un esilissimo ponticello ad arco, gettato con estrema eleganza sopra il torrente, testimonia la perizia dei bavonesi nell’utilizzazione della pietra quale materiale da costruzione. Durante la furibonda alluvione del 1978 il livello dell’acqua superò l’altezza del ponte, ma questo non cedette. Oltrepassate le baite senza attraversare il fiume si giunge in 10 minuti alla Splüia Bèla

È la costruzione sotto roccia più nota del Ticino. Una lama rocciosa di oltre 30 m di lunghezza, rovesciatasi in avanti e sostenuta da un frammento più piccolo, ripara due vani distinti ma collegati da uno stretto passaggio, che offrivano ricovero all’alpigiano e ai suoi animali. Nel primo sono installati il focolare, lo spartano arredo domestico e, sopra un soppalco di legno, il giaciglio; il secondo, più esteso, con un bell’acciottolato, poteva accogliere tutta la mandria: in caso di cattivo tempo l’alpigiano passava dalla stalla alla cascina senza uscire all’aperto, un vero lusso per questi alpeggi! Nei dintorni vi sono numerosi altri splüi accessori: porcili, cantine, ripostigli e perfino una latrina. Un sondaggio archeologico effettuato in uno di essi ha messo in luce un focolare con carboni risalenti alla tarda età del bronzo (1150-1400 a. C.).

 

GERRA

Non è possibile immaginare un nome più appropriato per questa località: l’ampio greto, che fino al 1970 era un seguito di prati falciati, oggi non è che un deposito di detriti alluvionali, ciottoli e ghiaia (gèra, appunto, in dialetto). Sconvolto dalle piene, esso muta costantemente d’aspetto: torrente chiacchierino e spumeggiante allo scioglimento delle nevi, pianura arida e sterile in estate, fiume impetuoso durante i temporali. Gerra è un mondo esclusivamente minerale, dove la pietra domina incontrastata: tra monoliti colossali franati dai versanti sono disseminate le minuscole dimore dell’uomo, in pietra a secco. Pietra naturale e pietra lavorata si fondono in un connubio armonico e mimetico. Qui le costruzioni sotto roccia sono più numerose di quelle in duro: baite addossate a macigni aggettanti quasi a cercare protezione, ripari per le vacche ricavati negli anfratti tra i massi che ingombrano il corte, e ancora, sotto i blocchi, vani in cui temperatura e umidità consentivano la conservazione del latte, del burro e delle formaggelle prodotte sugli alpi. Tra questi le cantine dette d’la Crasta: situate a otto metri di profondità, sono accessibili penetrando nell’angusta fessura (crasta) tra i due frammenti di un blocco spaccatosi cadendo dalla montagna. La loro frescura è proverbiale, se la gente del posto raccontava che vi gelasse perfino la fiamma della candela!

 

CALNÈGIA

Anche qui un’alluvione recente (1987) si «mangiò» la terra buona, tra le baite e il fiume, dov’erano piccoli appezzamenti recintati. E anche qui sono numerosissime le cantine sotterranee, poiché vi confluiva la produzione degli alpi Orsalia, Formazzöö e Crosa. Esse sono meno visibili che a Gerra, poiché i blocchi che le coprono affiorano appena dal terreno. Una, a due piani, si trova proprio all’entrata dal nucleo, mentre il più bel complesso va cercato sotto il sentiero. Nella gana (pietraia) più a monte ve n’è un’altra, semidistrutta, con la data del1670 incisa nella volta rocciosa. La caduta di pietre dalla parete incombente è una minaccia costante per Calnègia: negli anni Venti, una delle cascine fu sconquassata da un macigno che s’infilò sotto il tetto. Troppo pesante per essere rimosso, esso è stato integrato nel muro, ricostruitogli attorno, e sporge sia all’esterno sia all’interno del locale

Per ulteriori informazioni scarica il pieghevole del Sentiero di Pietra (PDF).
La versione cartacea è disponibile presso gli infopoint turistici in Vallemaggia.