Storie

Alla (ri)scoperta della valle

Natura e tradizione nei progetti del Patriziato di Lodano

Testo: Netcomm Suisse; foto: NS, Daniele Oberti, Giovanni Casari

CHRISTIAN CI ACCOGLIE CON UN SORRISO E UNA SALDA STRETTA DI MANO DAVANTI AL PALAZZO COMUNALE. È PRESIDENTE DEL PATRIZIATO DI LODANO DAL 2013 ED È FACILE INTUIRE CHE IL SUO ENTUSIASMO PER LA "SUA" VALLE DA ALLORA NON È DIMINUITO DI UNA VIRGOLA, ANZI, SEMBRA CONTINUI A RAFFORZARSI CON IL PASSARE DEGLI ANNI. SUPERIAMO L’ASSOLATO PRATO DAVANTI AL PALAZZO PER APPROFITTARE DEI TAVOLI ALL’OMBRA DEL RISTORANTE ADIACENTE. “BUONGIORNO! COSA VI PORTIAMO?” CI INTERCETTANO CORDIALI I PROPRIETARI ANCOR PRIMA DI SEDERCI, E IN QUEL PAESINO DI DUECENTO ANIME, FORSE CI SENTIAMO GIÀ A CASA.

Il Patriziato di Lodano si occupa da diversi anni di salvaguardare e valorizzare un’importante valle laterale del Ticino in quanto a biodiversità e interesse storico. Nel corso degli anni, e in particolare sotto la presidenza di Christian Ferrari, il Patriziato è riuscito a conseguire importanti obiettivi, ma Christian schiva i complimenti: “Si tratta di un cammino iniziato anni fa, che ho avuto modo di osservare già dal mio ingresso come parte attiva del Patriziato nel 2009. Se il Patriziato di Lodano in questi anni è riuscito a contribuire alla valorizzazione della sua Valle” – continua Christian – “lo si deve all’affiatato gruppo di persone esperte e qualificate sulle quali può contare, e alle collaborazioni con studi di consulenza e istituti di ricerca molto competenti”. Quali sono questi contributi? Andiamo con ordine. I progetti del Patriziato di Lodano ricoprono tre aree di interesse: svago, natura, e tradizione, che spesso vanno a sovrapporsi nella prospettiva di un approccio multidisciplinare al paesaggio.

Tra i progetti più recenti, sono da ricordare le svariate attività di recupero e restauro conservativo di elementi tipici del territorio, ovvero cascinali abbandonati e decadenti alcuni dei quali trasformati in bivacchi per turisti, muri a secco rimessi a nuovo tanto da sembrare costruiti oggi stesso, un mulino e altre strutture simbolo della storia e della cultura rurale della valle restaurate e riportate a nuova vita. I progetti del patriziato però non si focalizzano solo su ciò che è stato costruito dall’uomo: è la natura la vera protagonista della valle, con la sua biodiversità e i suoi spazi incontaminati e lasciati all’evoluzione naturale. Ma si può “restaurare” un bosco? Sembra di sì, se si fanno due passi proprio sopra il nucleo del villaggio di Lodano: il bosco, una volta fitto e difficilmente accessibile, potrebbe sembrare oggi il giardino alberato di una reggia barocca.

L’iter per rendere la riserva foresteale patrimonio UNESCO è ancora lungo, ma ci stiamo impegnando affinché diventi realtà nei prossimi anni

Oltre al recupero di boschi, biotopi e lariceti, c’è un progetto in particolare che ha spostato i riflettori sulla valle di Lodano: è quello della riserva forestale, istituita nel 2010. Si tratta di un complesso boscato che si estende per 766 ettari, un’area lasciata integralmente all’evoluzione naturale e rinunciando a qualsiasi utilizzo forestale. In questo modo, dopo un periodo di tempo sufficientemente lungo, si ottiene uno stato prossimo a quello del bosco primario che non è minimamente influenzato dall’intervento umano. Christian sorride quando gli facciamo la domanda che percepiva sarebbe arrivata da un momento all’altro: quella riguardo al Patrimonio mondiale dell’UNESCO. “Meglio non parlarne troppo per ora” – afferma cordialmente – “l’iter per rendere le antiche faggete che troviamo nella riserva forestale patrimonio UNESCO è ancora lungo, ma ci stiamo impegnando perché diventi realtà nei prossimi anni”.

E nei prossimi anni i progetti in programma non sono pochi: proprio in questi giorni il Patriziato sta supervisionando la creazione di un infopoint nel centro di Lodano, ricavato dal restauro di un vecchio stabile, che sarà allestito con una parte multimediale ed una espositiva classica, dove sarà esposto materiale promozionale di vario genere su Lodano e la sua valle ma non solo. Nel prossimo futuro c’è in programma l’ampliamento della capanna, così da permettere di aumentare i posti letti, una necessità oramai evidente. La capanna funge infatti da punto di appoggio per alcuni sentieri tematici che attraversa la valle. A proposito di sentieri, un altro progetto in cantiere è la creazione di un nuovo percorso in quota che correrà sul crinale della Vallemaggia per 140 km e passerà proprio dalla parte alta della Valle di Lodano.

Prima di salutarci, Christian ci invita a fare una passeggiata fino al mulino restaurato. Il sentiero in salita passa attraverso un bosco accogliente, dove possiamo toccare con mano tutto quello di cui abbiamo parlato seduti al tavolo del ristorante: la selva castanile in tutta la sua bellezza, i muri a secco che si ergono fieri ed il paesaggio incredibile. Arrivati al mulino, una voce si diffonde dal cellulare di Christian: è quella dell’app gratuita che fa da guida e fornisce informazioni e curiosità ogni qualvolta si raggiunge un punto di interesse lungo un nuovo sentiero didattico attorno al villaggio. Una perla di modernità a cura del Patriziato che trasforma il territorio in un museo all’aperto e ci fa capire come tecnologia ed ecosistema possano sostenersi vicendevolmente. Inutile dire che quell’app l’abbiamo scaricata, pronti ad aprirla nuovamente.

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