Storie

Estate all'alpe Mergozzo

Uniti per mantenere viva una tradizione di famiglia

Testo e foto: Lisa Maddalena

Cià cara, cià, cià!”. Se un turista si trovasse in questo momento su uno dei sentieri delle cime di Gordevio, si chiederebbe probabilmente chi a quest’ora mattiniera urla a squarciagola sempre la stessa cantilena, con alcune variazioni: “Vegn, bèla, vegn!”. Ed ecco improvvisamente spuntare decine di capre da dietro una collina. A corsa raggiungono il capraio dell’alpe Mergozzo (1350 msm), che scuote un sacchetto pieno di pane secco. E poi giù, sempre a corsa, verso l’alpe per la mungitura.

Questo scenario si ripete quasi ogni mattina da metà maggio a metà settembre. Nei giorni di pioggia, di solito le capre passano la notte direttamente all’alpe, evitando a chi va a cercarle una scarpinata di almeno un’ora. Dopo la mungitura, i circa 60 litri di latte vengono trasformati nel caseificio in formagelle, buscion, mascarpe e formaggi a pasta molle stile “camembert”. I casari si danno il cambio durante la stagione: Giancarlo (61) si occupa delle capre durante il primo mese, poi Lisa (26) prende il suo posto per le seguenti settimane, occasionalmente sostituita da alcuni famigliari per fare il formaggio. Inoltre, diversi altri cugini salgono a turno per dare una mano a cercare le capre, raccogliere legna (la mascarpa si cuoce tutt’ora sul fuoco), aiutare a cucinare o semplicemente per passare tempo in famiglia. Infatti, Clara (85) passa ancora almeno quattro mesi all’anno a Mergozzo, ed è sempre contenta di vedere figli, nipoti e altri famigliari. Lei sale a Mergozzo da almeno sessant’anni, mentre ancora prima, da bambina, andava all’alpe di Spluga situato ancora più su, a 1570 metri d’altezza.

A Mergozzo si è autosufficienti riguardo a uova, latte, formaggio e pure insalata proveniente dall’orto.

Oltre alle capre, un gruppo di galline razzola libero tutto il giorno all’aperto. A Mergozzo si è perciò autosufficienti riguardo a uova, latte, formaggio e pure insalata proveniente dall’orto. Il resto del cibo viene portato su da chi viene a far visita, o a piedi o in elicottero. I prodotti dell’Alpe vengono invece portati a valle almeno due volte alla settimana, visto che parte dei prodotti devono essere venduti freschi. Lo smercio avviene tramite i numerosi amici di famiglia, così come al negozio La Formiga a Gordevio (la proprietaria Daniela fa anche parte della famiglia, e da giovane ha sempre passato le estati a Mergozzo) e al self-service inaugurato l’anno scorso, sempre a Gordevio.

Come l’è vegnüda la mascarpa?”, si informa Clara all’ora di pranzo. “Begn, sarà süi düü chili!”, risponde Lisa. Qualche anno fa, è osservando la prozia in caseificio che si è appassionata della fabbricazione del formaggio. Prima, capitava che qualche gallina s’intromettesse nel locale, le colture batteriche non esistevano quasi e capitava che qualche formaggio fosse da dare alle galline. Oggi, le condizioni di lavoro sono molto migliorate.

Per concludere, si può riassumere l’Alpe Mergozzo così: una grande famiglia, che accomunata dalla passione per la montagna, gli animali e la vita all’aperto, si impegna di anno in anno a mantenere viva la tradizione dell’Alpe, ognuno facendo quello che può. Chi cammina veloce, va a prendere le capre. Chi ha pazienza, fa il formaggio. Chi resta a valle, fa il fieno per l’inverno o prepara i prodotti per la vendita. E chi vuole farci visita, è il benvenuto a Mergozzo!

Informazioni:

  • Self-Service Azienda Al Motin, Ai Riegn 46, 6672 Gordevio.
  • Sempre aperto da maggio a settembre.