Storie

Piccolo mondo antico

Dove il passato dialoga con il contemporaneo

Testo e foto: Antenna Vallemaggia

Storia del 30 giugno 2026

Scrosciava dalla rupe l’acqua della cascata, bianca e sonora, con quella voce antica che pare non conoscere né stagione né secolo, e correva a perdersi tra i sassi levigati del fondovalle. L’aria di Foroglio era fresca e lieve, quasi beffarda verso il gran caldo che opprimeva la pianura e le terre più basse, dove il termometro oltrepassava i trenta gradi mentre qui l’ombra delle montagne custodiva una temperanza gentile.

Era il pomeriggio del 30 maggio 2026, vernissage di Foroglio Villaggio d’Arte. Sopra i tetti di piode e le muraglie di granito, il cielo conservava una limpidezza dorata che prometteva, per la notte, la luna piena, e non una luna qualsiasi ma la rara luna blu che sembrava attendere il suo turno dietro le creste severe della valle. Le viuzze del villaggio erano animate come nei giorni più fortunati dell’estate: i forestieri, armati di macchine fotografiche e di meraviglia, cercavano l’inquadratura perfetta tra la cascata e le case antiche, mentre altri visitatori, artisti e amanti dell’arte, inseguivano tra i viottoli la bellezza più sfuggente dell’immaginazione umana. 

Dal tornante della strada, Foroglio sembra sempre lo stesso: poche case raccolte, la cascata, l’oratorio, l’osteria. Ma appena si scende dall’auto ci si accorge che qualcosa è cambiato. Il nuovo parcheggio – infrastruttura voluta dal Municipio di Cevio e promossa in particolare da Pierluigi Martini – ha permesso di accogliere meglio i flussi senza intasare il comparto. È una di quelle opere poco appariscenti che però fanno la differenza: oggi arrivare qui è più semplice, e il villaggio può respirare.

Dal parcheggio al paese sono pochi passi. Le prime sculture compaiono quasi senza preavviso, tra i muri a secco. Quaranta opere e installazioni di diciannove artisti hanno trovato il loro posto tra le pietre, i prati e i massi erratici. A Foroglio, luogo “non ricostruito per i turisti” ma fedele alla sua storia di comunità alpina, l’arte contemporanea non stona: aggiunge uno strato di sguardi, invita a leggere il paesaggio in modo diverso. 

L’Arena Settembrini si trova di fronte al villaggio, sotto al parcheggio. È una radura verde, sottratta al bosco che negli ultimi decenni aveva riconquistato il fondovalle, e porta un nome che rimanda a La montagna incantata di Thomas Mann, in omaggio a Lodovico Settembrini e alla sua fiducia nella ragione e nel progresso. Durante la Seconda guerra mondiale qui si produceva carbone mentre migliori pezzi di tronchi di castagno venivano mandati con una teleferica a Bignasco e da lì con la ferrovia trasportati a Maroggia dove veniva estratto il tannino. Oggi lo spazio è tornato a essere luogo d’incontro, di parole e di idee. Nei prossimi mesi l’arena resterà visitabile, un punto di sosta e di contemplazione per chi sale in Bavona. 

un momento in cui ci si guarda, ci si ascolta e si capisce se c’è voglia di camminare insieme nel tempo

Il pomeriggio del vernissage un centinaio di persone occupano le sedie sdraio disposte nell’erba. Martino Giovanettina coordina l’evento con ritmo preciso: tre minuti a testa per i dodici artisti presenti, un ricordo iniziale per il grande assente Pierre Casè, che ha lasciato segni profondi, in varie occasioni, a ForoglioUn vernissage non è solo l’apertura di una mostra spiega Martino. È anche l’avvio di una comunità: un momento in cui ci si guarda, ci si ascolta e si capisce se c’è voglia di camminare insieme nel tempo. 

La sua idea prende spunto da Wladimir Rosenbaum, che vede nell’arte un’occasione di relazione più che un semplice prodotto estetico. Per me aggiunge Martino un’inaugurazione ha senso se è l’inizio di qualcosa che cresce, se le persone che oggi sono sedute qui torneranno, porteranno amici, racconteranno questo luogo. In questo senso Foroglio Villaggio d’Arte è una promessa più che un evento: una scintilla che deve trovare ossigeno anche nella vita quotidiana della valle. 

Le parole degli artisti si alternano ai racconti del territorio. Peppo Facchini, già attivo al CIS di Peccia, rilancia il legame tra Bavona e Lavizzara, ricordando come anche a Mogno, dopo la distruzione, si sia saputo innovare. Tra le opere più immediate colpisce quella di Ivana Galli: libri recuperati sull’isola di San Lazzaro degli Armeni a Venezia, resi muti dall’acqua alta e salvati dal macero, diventano torri verticali segnate da un anello rosso a 1,87 metri, la quota del picco del novembre 2019. È un promemoria discreto ma potente: l’acqua che devasta la laguna nasce anche qui, sulle montagne della Bavona, della Lavizzara e della Rovana. 

Alla fine della parte ufficiale, gli applausi lasciano spazio a conversazioni più raccolte. C’è chi torna nel nucleo per rivedere le sculture, chi si ferma all’Osteria alpina, dove il menù propone piatti della tradizione – polenta, brasato, baccalà e anche pizzoccheri – in un’atmosfera familiare curata da Martino, da sua moglie Sara, dai figli Niccolò e Demetra e da una piccola squadra affiatata. Le opere resteranno in loco anche nei mesi a venire: silenziose ma presenti, pronte a sorprendere escursionisti, villeggianti e abitanti che passeranno di qui una, due, dieci volte. 

In osteria si parla di arte e di quotidiano. Si finisce presto su temi come il ritorno del lupo, la fatica dell’agricoltura di montagna, il calo demografico, le frane che ricordano a tutti la forza della natura. Foroglio, in questo senso, diventa un piccolo laboratorio di Valle: un luogo dove il passato dialoga con il presente, dove la cascata e le installazioni, l’oratorio e l’Arena Settembrini, i sentieri e la strada compongono un sistema fatto di memoria e di futuro. 

Foroglio Cultura, l’associazione che sostiene il progetto con un comitato formato da Martino Giovanettina, Gianluigi Rossi e Peppo Facchini, contribuisce a rafforzare una nuova dinamica territoriale. La speranza è che si vengano a creare sinergie con realtà come il CIS di Peccia, con la Fondazione Valle Bavona e – un domani non lontano – con il Lido Alpino al centro del Masterplan Vallemaggia, il piano di sviluppo promosso dagli otto Comuni del distretto. Visitare Foroglio nei prossimi mesi significa entrare in questa dinamica: lasciarsi sorprendere dalle sculture, sedersi all’Arena, osservare come un piccolo villaggio di montagna possa diventare una finestra sul mondo senza smettere di essere casa. 

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