Storie

Il destino di un paesaggio

Giovani volenterosi e valorizzazione paesaggistica dei Monti di Rima


Testo e foto: Netcomm Suisse

Sui monti di Rima ci accolgono Armando Donati e Daniele Zoppi che subito ci forniscono i primi spunti per orientarci in questo luogo per noi per noi tanto bello quanto sconosciuto. Poco dopo, arriva una scolaresca del Canton Argovia che sta svolgendo una settimana verde immersa nel tipico ambiente ticinese che caratterizza la bella Casa Antica di Sornico. Le attività con i ragazzi sono una delle azioni ordinarie dell’Associazione monti di Rima che si occupa soprattutto di salvaguardare il territorio antropico locale.

Il monte, situato a circa 1000 metri di quota e suddiviso in due parti storicamente e geograficamente ben distinte, occupa una superficie pianeggiante di circa 44 ettari. Due sentieri ne permettono l’accesso dai sottostanti villaggi di Broglio e Prato. Quasi tutte le famiglie dei due villaggi possedevano una casa in Rima, un paio di stalle e spesso anche una torba. In tutto vi erano 40 case contadine, 80 stalle e oltre 20 torbe. Una di queste deve essere stata quella della famiglia di Giuseppe Zoppi, scrittore che nelle sue pagine ha raccontato un mondo che di lì ad alcuni decenni sarebbe scomparso per sempre.

Tra le particolarità di Rima vanno senz’altro citate le torbe. Alcune hanno un’architettura simile alle torbe walser presenti a Bosco Gurin, altre hanno caratteristiche ben distinte. Le prime torbe, costruite tra il 1500 e il 1600, hanno una dimensione più ridotta e la parte inferiore era utilizzata come abitazione mentre nella parte superiore vi era il granaio nel quale si immagazzinava la segale. Il secondo tipo di torba fu costruito nella prima metà dell’Ottocento. Sono più grandi e il pianterreno era usato come ricovero per il bestiame. Oggi molte torbe, ristrutturate mantenendo le caratteristiche originali, sono adibite a residenze di vacanza, mentre altre sono crollate con il passare del tempo.

Un’altra caratteristica di Rima è data dalla presenza di sentieri delimitati da muri a secco. Ci spiegano che queste “caraa” (carraie) permettevano ai contadini di spostare il bestiame da una stalla all’altra o portarlo a bere al “Cisternom”, senza il rischio che invadessero i prati e i campi. A Rima la campicoltura aveva un ruolo fondamentale: fino al 1930 circa nelle zone pianeggianti e in quelle terrazzate si coltivavano molti campi di segale e di patate. Daniele e Armando ci raccontano, sorridendo, che le patate di Rima ancora oggi sono più saporite rispetto a quelle che si raccolgono sul fondovalle, forse per le qualità del terreno o per l’ottimo soleggiamento. Le zone in grande pendenza erano riservate alla produzione di fieno soprattutto per le mucche che spesso restavano in Rima sino a gennaio. Solo dopo la guerra questo monte perse progressivamente il suo ruolo fondamentale per gli abitanti di Broglio e di Prato.

Anche l’acqua piovana era un bene prezioso che veniva raccolto dapprima in vasche monolitiche e poi, a partire dalla metà dell’Ottocento, in cisterne.

La scarsità d’acqua è un altro elemento che ha caratterizzato la vita su questo monte. Sorgenti e ruscelli sono molto rari. Per questo motivo, già prima del XVII secolo gli abitanti di Rima avevano costruito una roggia scavata nel terreno lunga circa due chilometri alimentata dal riale Brunescio. Anche l’acqua piovana era un bene prezioso che veniva raccolto dapprima in vasche monolitiche e poi, a partire dalla metà dell’Ottocento, in cisterne. Le cisterne, con una capienza che variava dai 4’000 fino ai 15’000 litri, furono una piccola rivoluzione.

Sino al 2000 questo ricco patrimonio paesaggistico, soltanto sfiorato dalla modernità portata dalla strada d’accesso forestale aperta nel 1970, era lasciato al suo destino. Anche se una parte dei prati era ancora sfalciata, il bosco aveva inghiottito diversi prati e campi. Poi nel 2013, con la nascita dell’Associazione Monti di Rima si è cercato di riportare in dietro le lancette del tempo. Per preservare la bellezza di questo luogo, sono stati recuperati terreni incolti, “caraa”, muri a secco e diversi edifici storici. Un lavoro complesso durato oltre un lustro, di cui oggigiorno possiamo iniziare a gustare i primi risultati, anche grazie alle attività didattiche proposte dall’associazione. Il processo di valorizzazione paesaggistica non è certo terminato. Una tappa importante è quella legata alla creazione di un itinerario didattico che inviterà a scoprire anche Casa Tonini, una dimora del 1581 donata all’associazione allo scopo di realizzare una piccola esposizione.

Dopo questa bella infarinatura, assieme agli scolari cerchiamo di dare il nostro contributo pratico. Ci rechiamo nella parte superiore del monte dove armati di cesoie e seghetti ci diamo da fare eliminando noccioli e altre piante che stanno inghiottendo questo piccolo gioiello. L’atmosfera è distesa, avevamo tutti bisogno di sfogarci. Prima di congedarsi Daniele ci mostra una pianta di maggiorana. Una piantina che con il suo tipico odore profuma l’aria di Rima.

Per maggiori informazioni:

  • “Sü e sgiü da Rima”
  • Libro acquistabile presso la Cancelleria comunale di Lavizzara

Contatto:

  • Associazione Monti di Rima
  • Presidente: Daniele Zoppi
  • Segretario: Armando Donati