Testo: Antenna Vallemaggia
Storia del 30 giugno 2026
Quando si pensa all’economia della Vallemaggia vengono subito in mente il turismo, il paesaggio e l’idroelettrico. È naturale: sono attività che plasmano il territorio e ne definiscono l’immagine. Eppure la valle vive anche grazie a un’altra realtà, meno visibile ma altrettanto importante: quella delle attività produttive, dell’industria e dell’artigianato.
Non occupano spesso le prime pagine, non compaiono nelle brochure turistiche e raramente diventano oggetto di dibattito pubblico. Tuttavia, aziende, officine e laboratori continuano a garantire posti di lavoro, formazione professionale e reddito per molte famiglie della valle.
La Vallemaggia ha scelto il turismo come asse principale del proprio sviluppo socioeconomico, sostenuto anche dalla Politica Economica Regionale. Una scelta comprensibile e coerente con le caratteristiche del territorio. Ma proprio per questo è importante ricordare che una valle non può costruire il proprio futuro su una sola attività economica. La forza di una regione sta nella sua capacità di diversificare.
La storia lo dimostra. Per decenni il settore secondario valmaggese è stato legato soprattutto alla pietra. Cave, laboratori e attività di trasformazione hanno rappresentato una componente importante dell’economia locale. La ferrovia della Valmaggina, inaugurata nel 1907 e smantellata nel 1965, contribuì in modo determinante al trasporto dei materiali verso i mercati esterni. Ancora oggi il legame tra la valle e la lavorazione della pietra rimane una delle espressioni più riconoscibili del suo tessuto produttivo.
Lo sviluppo industriale non è però mai stato semplice. La posizione periferica della valle e l’assenza di grandi infrastrutture di trasporto hanno inevitabilmente limitato l’insediamento di attività produttive di vasta scala. Eppure il settore secondario non è scomparso. Al contrario, ha saputo adattarsi, specializzarsi e mantenere una presenza significativa all’interno dell’economia regionale.
Queste realtà continuano a generare lavoro, conoscenze e opportunità ben oltre i confini del territorio
Oggi si contano 645 addetti nel settore secondario: 235 a Cevio, 212 a Maggia, 95 ad Avegno Gordevio, 73 in Lavizzara e 30 in Val Rovana. Numeri che testimoniano una presenza solida e una leggera crescita nell’ultimo decennio.
Dietro queste cifre si trovano realtà molto diverse tra loro. Dalle aziende attive nell’estrazione e nella lavorazione della pietra alle imprese dell’edilizia specializzata, dalle officine meccaniche alle attività legate all’impiantistica e ai servizi tecnici. A queste si aggiungono le competenze altamente qualificate richieste dal comparto idroelettrico, una delle principali attività produttive della valle. Nel loro insieme, queste realtà continuano a generare lavoro, conoscenze e opportunità ben oltre i confini del territorio.
Un segnale importante arriva anche dagli investimenti pubblici. Nel comparto di Riveo-Visletto i Comuni di Maggia e Cevio stanno portando avanti un progetto di ampia portata che unisce sicurezza idraulica, valorizzazione ambientale e sviluppo economico.
L’intervento prevede infatti non solo la sistemazione del fiume Maggia e la riqualificazione della zona golenale, ma anche il riordino dell’area industriale e artigianale esistente, con l’obiettivo di consentire l’insediamento di nuove aziende e lo sviluppo di quelle già presenti. È una scelta che guarda lontano: creare infrastrutture adeguate significa preparare il terreno per le attività economiche dei prossimi decenni.
L’esempio di Riveo-Visletto è particolarmente significativo perché mostra come tutela dell’ambiente e sviluppo economico non debbano necessariamente essere considerati obiettivi contrapposti. Al contrario, possono rafforzarsi reciprocamente quando esiste una visione condivisa del territorio.
Anche l’area dei Salécc ad Avegno rappresenta un esempio concreto di come il settore secondario possa contribuire alla vitalità della valle. Grazie alla disponibilità dei terreni patriziali e agli investimenti infrastrutturali realizzati nel corso degli anni, si è progressivamente sviluppato un comparto produttivo capace di attrarre diverse aziende e di generare attività economica, posti di lavoro e reddito locale. Il successo dell’area è tale che oggi gli spazi disponibili sono praticamente esauriti. Le richieste di nuovi insediamenti non mancano, ma l’assenza di superfici ancora edificabili limita le possibilità di ulteriore sviluppo. È una situazione che conferma come, anche in Vallemaggia, esista una domanda concreta da parte delle imprese e come la disponibilità di aree adeguatamente infrastrutturate rappresenti una condizione essenziale per sostenere la crescita economica del territorio. Non sono forse i luoghi che finiscono sulle cartoline, ma fanno parte della quotidianità economica della Vallemaggia.
L’industria e l’artigianato svolgono inoltre una funzione che va oltre la semplice creazione di posti di lavoro. Offrono opportunità formative, favoriscono l’apprendistato e permettono a molti giovani di costruire un percorso professionale qualificato senza essere costretti a lasciare il territorio. In questo modo contribuiscono a trattenere competenze, famiglie e prospettive di futuro.
La diversificazione economica è anche una forma di resilienza. I cambiamenti climatici, l’evoluzione dei flussi turistici, le trasformazioni energetiche e le nuove esigenze del mercato del lavoro rendono sempre più importante poter contare su più fonti di occupazione e di reddito. Una valle che dispone di diversi pilastri economici è una valle più forte e più capace di affrontare le incertezze del futuro.
Parlare di “nessuna monocoltura” significa proprio questo. Significa riconoscere che turismo, agricoltura, idroelettrico, industria e artigianato non sono realtà in concorrenza tra loro, ma componenti di un unico sistema territoriale. La sfida dei prossimi anni sarà continuare a costruire ponti tra questi mondi, favorendo collaborazioni, innovazione e opportunità condivise.
La vera ricchezza della Vallemaggia non risiede in un solo settore, per quanto importante, ma nella capacità di far convivere attività diverse che, insieme, rendono il territorio più dinamico, più stabile e meglio preparato ad affrontare il futuro.
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