Storie

Territorio e tradizioni

La forza di chi valorizza la terra, trasformandola in un calice di autenticità.

Testo e foto: Laetitia Grossini

Storia del 14 dicembre 2025

Passato il periodo più caldo dell’anno ci siamo recati presso l’azienda vitivinicola Garzoli per incontrare il proprietario Robin intento a lavorare il Souvigner Gris vitigno raccolto ai Büsgian di Maggia. Una varietà forseancora poco radicata in Ticino, la cui scelta è frutto consapevole della necessità di proteggere l’ambiente. 

Creato in Germania sul finire del Novecento grazie a degli incroci controllati, il Souvigner Gris è un vitigno che produce uva dalla buccia grigio-rosata e si distingue per la sua resistenza alle malattie fungine. Robin apre spiegandoci: “Quando abbiamo deciso di sistemare il vigneto Al ronch dala Pioda, in collaborazione con APAV, comune e parrocchia di Maggia, sapevamo che non avremmo potuto usare prodotti fitosanitari data lavicinanza del corso d’acqua della valle del Salto.” Il vigneto, rinato nel 2013 con la messa a dimora di circa 600 barbatelle, è ancora giovane ma già entrato nei nostri cuori.  

Naturalmente il vigneto tradizionale situato nei pressi dell’oratorio della Pioda, accessibile grazie ad una pregevole scalinata con un ponte in sasso che attraversa la valle del Salto, non è l’unico gestito e mantenuto dall’azienda di Robin. “Ora siamo all’80% della vendemmia e anche a Lodano per la prima volta, dopo oltre una decina di anni, abbiamo raccolto qualche decina di chilogrammi di Chardonnay. Un’altra iniziativa un po’ controcorrente, ispirata più dall’amore per il territorio che non dalle logiche di mercato. 

Nella cantina Garzoli troviamo una grande varietà di vini: Anfora, Maggia Rosso, Maggia Bianco, Farbüi, Bondola, Acqua Reale e altri ancoraPrezioso nettare che prima di essere imbottigliato vive una trasformazione all’interno di vasche o botti, ognuno con le sue caratteristiche e al proprio ritmo: alcuni per mesi altri per anni. In seguito, dopo una vinificazione separata, alcuni vini vengono assemblati a seconda del risultato che Robin vuole ottenere. “Un vino è pronto solo quando è stabile biologicamente, fisicamente e chimicamente” spiega.  

 

Dopo la fermentazione alcolica, dove funghi monocellulari (lieviti) fermentano, trasformando lo zucchero in alcol, entra in gioco quella malolattica, dove i batteri (principalmente del genere Oenococcus oenitrasformando l’acido malico in acido lattico danno vita ad un prodotto più morbido, stabile e meno acido. Quando queste due fermentazioni sono finite, significa che il vino è stabile biologicamentePer la stabilizzazione fisica bisogna evitare i depositi di cristalli di tartrato di potassio, composti naturali ed innocui che però vengono percepiti dal consumatore come un difetto. Questo problema si può evitare con un raffreddamento preventivo in tina: noi qui li facciamo precipitare in vasca all’esterno al freddo. La stabilità chimica è data dall’aggiunta di solfiti che evitano l’ossidazione e inibiscono lo sviluppo di microorganismi, permettendo al vino di mantenere nel tempo il suo gusto”. Dopo queste tappe di trasformazione, entra in gioco il lavoro dell’enologo “lo chiamano Winemaker, ma a dire il vero è la natura che fa il vino: noi possiamo solo accompagnarla,precisa Robin.  

Cerchiamo di restituire qualcosa a chi ci ha lasciato questa bellezza, perlomeno portando rispetto per le fatiche inimmaginabili profuse. In autunno o in inverno, guardando i rustici e i ronchi divorati dal bosco, si capisce quanto abbiamo perso. Noi resistiamo e facciamo del nostro meglio, finché ne abbiamo le forze.

Tra i filari, qua e là, resiste l’uva americana coltivata a pergola, simbolo di un profondo legame con le tradizioni localiL’americana ha una polpa molto mucillaginosa, ed è davvero difficile estrarne il mosto, racconta Robin sorridendo. Con grande intraprendenza è riuscito a dare a questo vitigno un volto nuovo, trasformandolo in un rosé spumantizzato dal carattere unico. Anche le bucce e i residui della lavorazione trovano nuova vita: Con la vinaccia si può fare la grappa, non si butta via nulla”. Si può ottenere una grappa di Merlot, piuttosto neutra, utile per la preparazione di liquori come il nocino. Al contrario, vinacce più aromatiche, regalanodistillati dai profumi intensi. Robin ci racconta divertito un altro metodo per utilizzare le vinacce: “Le offriamo come dessert alle mucche, che ne sono ghiotte”. 

 

Il legame con il territorio è profondo. Questa sensibilità per il paesaggio si riflette anche nell’armonioso inserimento della nuova cantina nel contesto locale. L’uso sapiente della pietra e del legno del posto ne hanno fatto un gioiellino da ammirare in occasione delle giornate di porte aperte regolarmente proposte. 

Per quanto concerne l’annata 2025, Robin ricorda che le piogge fredde hanno impattato sulla fioritura favorendo l’acinellatura, vale a dire lo sviluppo disomogeneo degli acini del grappolo. Poi, fortunatamente una stagione estiva quasi perfetta ha compensato buona parte delle problematiche. Tutto sommato la vendemmia 2025, nonostante una tromba d’acqua a dieci giorni dal raccolto, è andata meglio della precedente segnata dall’umidità che favorendo la peronospora ha provocato perdite importantiAnticiparla avrebbe significato vendemmiare uve non ancora mature. Ritardarla ha però portato alla diluizione degli acini, ovvero una minore concentrazione di zuccheri e aromi, e all’insorgenza di botrite grigia, un fungo che colpisce i grappoli danneggiandoliDa un ultimo, con fare rassicurante Robin ci confida “La pulizia del raccolto inizia in vigna. Quest’anno i nostri vendemmiatori hanno fatto un lavoro superbo. Nelle casse è entrata solo uva buona.”  

Per maggiori informazioni: 

rombolau.ch