Sentieri

Moghegno... e la grà

Foto OTRLVM

Moghegno ha il nucleo antico adagiato ai piedi di una parete rocciosa e una bella e ampia campagna distesa davanti a sé. Il ritrovamento di una necropoli romana nel 1994 indica chiaramente che il villaggio era abitato anche in tempi remoti, ben prima di quanto attestato da documenti scritti che confermano l’esistenza della comunità di Moghegno nel 1204. All’interno del nucleo si possono ancora vedere numerose costruzioni risalenti al XVII e XVIII secolo, vi sono pure due torbe costruite verso il 1470. 

Anche nel villaggio di Moghegno ci sono testimonianze lasciate dal Vanoni, tra le quali i 15 medaglioni dipinti su rame e raffiguranti i misteri del rosario, posti nella chiesa parrocchiale. Altre testimonianze della civiltà rurale caratterizzano il villaggio: il fontanone scavato direttamente nella roccia, i mulini, il grande lavatoio e le «grà». Fino all’inizio del secolo scorso, queste ultime piccole costruzioni erano di grande importanza per la popolazione contadina. Tra Moghegno e Lodano vi erano infatti molti castagni i cui frutti rappresentavano il nutrimento principale della gente del luogo durante i periodi invernali. Per conservare le castagne a lungo era necessario procedere alla loro essicazione. Questo avveniva nelle «grà» (metato), piccoli edifici isolati in cui per quattro settimane le castagne, esposte al calore e al fumo del fuoco acceso ininterrottamente al piano terra, stavano disposte su un graticcio e venivano rimescolate giornalmente. Si «scaricava» la «grà» quando le castagne erano giudicate secche e le si batteva, ancora calde, dentro un sacco di tela su un ceppo, per sbucciarle. Bisognava poi separare la buccia dai frutti, e questo lavoro era abilmente svolto dalle donne con un ventilabro. Le castagne secche («macch») si consumavano in svariati modi: con il latte o la panna, lessate con aggiunta di lardo. Parte delle castagne veniva macinata e con la farina si faceva una specie di polenta oppure il pane di castagne. L’operazione di carico e scarico di una «grà» a Moghegno avviene ancora annualmente, per iniziativa dell’Associazione Artigiani di Valmaggia. Da Aurigeno si raggiunge Moghegno proseguendo sulla vecchia strada ai piedi della montagna, delimitata da muri a secco.

Chiesa parrocchiale

La chiesa parrocchiale di Moghegno è dedicata a Santa Maria Assunta, la parte primitiva è anteriore al 1597 ed è stata trasformata sul finire del XVII secolo. Oggi vi si possono ammirare affreschi e decorazioni del XIX secolo. La chiesa presenta gli arredi sacri più ricchi di tutta la Valle, questo grazie alle donazioni di benefattori, emigranti moghegnesi a Roma. In un altare laterale ci sono 15 medaglioni dipinti ad olio su metallo da Giovanni Antonio Vanoni.

Vecchie abitazioni

Camminando tra le viuzze del nucleo, l’occhio attento può soffermarsi su costruzioni di questo genere. A Moghegno ci sono diverse case antiche, con porticati e loggiati incorporati nelle costruzioni. Spesso questi elementi sono rivolti verso una corte interna.

Torbe

La presenza di due torbe in questo villaggio della Bassavalle è piuttosto singolare, in quanto si tratta di costruzioni adottate prevalentemente dalle popolazioni di montagna. Per trovare altre torbe ci si deve infatti spostare fino a Bignasco e Cavergno e quindi a Broglio, Prato-Sornico, Peccia, Fusio, Bosco Gurin e Campo. La torba è una costruzione in legno edificata su una muratura, la quale ospitava di norma la stalla o un ripostiglio. La parte di legno è isolata da un certo numero di funghi, costituiti da gambo (in legno o in muratura) sormontato da una lastra di granito rozzamente arrotondata per impedire ai topi di raggiungere la cella granaria. Le costruzioni di Moghegno sono ravvicinate e secondo i rilievi dendrocronologici risalgono entrambe al periodo 1460-70.

Per ulteriori informazioni scarica il pieghevole del Sentiero di Pietra (PDF).
La versione cartacea è disponibile presso gli infopoint turistici in Vallemaggia.